Audismo: termine americano da identificare in Italia




Audismo è un neologismo che deriva da «audire», parola arcaica (antica) di origine latina, “udire” e –ismo, un sistema di pratiche, comportamenti, convinzioni o atteggiamento, che è stata adottata qualche tempo fa dagli studenti sordi americani della Gallaudet University di Washington per descrivere i comportamenti di discriminazione, contro i distorti concetti di normalità uditiva e di supponente superiorità di chi ode verso chi è sordo.

Dal sito della Storia dei Sordi si legge:

«Detto termine ha origine dal Latino "Audire-" sentire, "-ismo" un sistema di pratica, comportamento, credenza in maniera negativa. Discriminazione o stereotipo contro le persone sorde o sordastre. Il termine è definito da Tom Humphries nel 1975: "La nozione è che uno è superiore in base all’abilità di udire o di comportarsi come uno che sente." E questo significa che gli udenti e taluni  sordi oralisti pensano di essere migliori o superiori dei Sordi segnanti, poiché possono sentire e parlare. Come su Razzizmo (superiorità della razza), Sessismo (superiorità del sesso), Eterosessismo (superiorità eterosessuale). Alcuni esempi su Audismo: proibizione dell'uso della Lingua dei Segni imponendo il metodo orale; imposizione dell'uso degli impianti cocleari, apparecchi acustici per sentire e parlare (H.Insolera, 2006)»
Quindi si può ritenere che chi discrimina, cioè l’audista, possa essere sia udente, ma soprattutto quel sordo educato all’oralismo puro che considera i loro simili con difficoltà uditiva solo sulla base del determinato comportamento comunicativo “visivo”, mentre lui crede di udire normalmente.

Audismo è un atteggiamento di pensiero e di interazione, di chi si ritiene superiore verso coloro che hanno difficoltà uditive e usano la lingua dei segni per comunicare. Quelle persone, anche se non odono e hanno difficoltà di comprensione, non si identificano con la comunità dei sordi, ritenendosi migliori rispetto a chi usa il linguaggio dei segni e fa parte della cultura dei non udenti. Gli oppositori dell’audismo, per contro, rilevano che molti sordi sordi che usano la lingua dei segni sono in grado di eccellere in una miriade di impostazioni e meritano pari opportunità in tutti i campi.

Da un’indagine condotta in Italia, tuttavia, alla domanda  «Siete d’accordo su questo “audismo” con il mondo dei sordi?» è emersa incertezza e le risposte non sono state unanimi.

Sono stati d’accordo il 40% degli intervistati, ma il 32%  ha dichiarato di non condividere  la definizione della parola con l’atteggiamento implicito. Inoltre, il 6% ha giudicato la domanda «fuori luogo», mentre un’altra parte, circa  il 10% ritiene che quel problema riguarda essenzialmente gli americani, ma non altrettanto gli italiani.

Stupisce comunque  che sia ancora radicata, in taluni strati di popolazione, la convinzione che la vita, senza udito sarebbe “inutile e miserabile”, e la perdita dell’udito è una tragedia e “il flagello del genere umano”, e noi sordi ci dobbiamo ancora battere per essere considerati come persone, non come poverini, che è uno stigma negativo verso chi non sente, come il razzismo o il sessismo, che l’associazione dei sordi non accetta e ritiene debba essere adeguatamente impartito l’insegnamento su di loro, che disciplini l’educazione del mondo della scuola, con adeguati programmi per i bambini sordi  e programmi di formazione per gli adulti sordi, gli interpreti, ma pure audiologi, logopedisti, otologi, psicologi, ricercatori, operatori sociali e tutti gli specialisti del settore 
(considerazioni di di Luè Marco da “Audism” in lingua inglese).

Per qualsiasi informazione su "audismo" rivolgersi al dott. Humberto Insolera: affari.esteri@ens.it
 
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